






Postato nell’omonimo Gruppo Facebook il 3 Gennaio 2021
di Andrea MIraval
Si parla spesso di Specie alloctona, autoctona e dei danni che la prima può provocare quando diventa invasiva. A molti non sono chiari questi concetti. Vediamo di capire….
Si parla qui dell’INVASIONE BIOLOGICA, cioè dell’inserimento di una specie alloctona in un nuovo ambiente. Innanzitutto, e me ne scuso, un po’ di SANA TERMINOLOGIA:
Specie autoctona (o indigena): specie naturalmente presente in una determinata area nella quale si è originata o è giunta senza l’intervento diretto (intenzionale o accidentale) dell’uomo.
Specie alloctona (o esotica): specie che non appartiene alla fauna originaria di una determinata area, ma che vi è giunta per l’intervento diretto (intenzionale o accidentale) dell’uomo.
Specie naturalizzata: specie alloctona per una determinata area ove è rappresentata da una o più popolazioni che si autosostengono.
Specie acclimatata: specie alloctona per una determinata area ove è rappresentata da uno o più nuclei non naturalizzati.
Specie invasiva: specie naturalizzata che determina un impatto rilevante sulle biocenosi.
Introduzione di specie alloctona: trasferimento e rilascio (intenzionale o accidentale) di una entità faunistica in un’area posta al di fuori del suo areale di documentata presenza naturale in tempi storici.
Controllo: insieme di azioni condotte allo scopo di diminuire la consistenza delle popolazioni di una specie per limitarne l’impatto sugli ecosistemi o sulle attività antropiche, o per impedirne la diffusione su aree più vaste. Per quest’ultimo caso a livello internazionale è stato proposto il termine di contenimento.
Eradicazione: completa e permanente rimozione di una specie da un’area geografica, realizzata attraverso una campagna condotta in un tempo definito.
Il processo si svolge a tappe, senza che ogni tappa sia obbligata, nè logicamente conseguente.
1) L’INTRODUZIONE è il primo step. Un allevatore si stanca di avere i suoi uccellni e spinto da un moto di pentimento verso la vita captiva cui li ha costretti, li libera in una zona per lui idonea. Qui intervengono tanti fattori negativi che stoppano sul nascere l’insediamento della specie alloctona: stagione sbagliata, insufficiente ed inadatta alimentazione, tare comportamentali legate alla vita captiva (incapacità di procurarsi l’alimento, incapacità di sfuggire ai predatori…..), ambiente inadatto, clima inadatto……
Questi fattori negativi in genere fanno sì che la maggior parte dei tentativi di introduzione falliscano miseramente con la rapida morte dei soggetti liberati.
2) L’ACCLIMATAZIONE: il secondo step. capita raramente che un gruppo, specie se consistente, alloctono si acclimati al nuovo ambiente. Questa fase è celata all’osservazione dei più, la popolazione discretamente insediatasi, mantiene in questa fase infatti una consistenza numerica limitata, il numero dei morti in genere è, in questa fase, in equilibrio con quello dei nuovi nati. STABILITA’ DEMOGRAFICA. In questa fase la popolazione non crea particolari danni all’ambiente, se non molto limitati e di difficile quantificazione. La maggioranza delle popolazioni di specie alloctone si mantiene per sempre in questa fase, delicata e soggetta a rapido declino, quando le condizioni volgono in negativo.
3) L’ESPLOSIONE DEMOGRAFICA: quando le condizioni sono particolarmente favorevoli, la specie ha alti tassi riproduttivi, è molto adattabile (si chiama specie POLITIPICA), l’acclimatazione è di breve durata e inizia questa fase di grande espansione numerica. In questa fase un grande fattore che gioca a favore è l’assenza di competitor validi, e di predatori specializzati. La popolazione non è cioè soggetta a tutti quei fattori di controllo numerico, che nel loro insieme determinano l’equilibrio biologico cui ogni specie è sottoposta.
4) L’INVASIONE BIOLOGICA: il quarto step. Questo è logica conseguenza del precedente. La popolazione aumenta ogni anno vertiniginosamente di numero, libera da ogni controllo efficace, che ne limiti, se non in misura marginale, la crescita esponenziale. I danni all’ambiente diventano sempre più ingenti, sia in termini di scomparsa di popolazioni competitive, che di distruzione di risorse alimentari.
5) LA STABILIZZAZIONE: quando la popolazione supera le risorse disponibili oltre una certa misura va incontro ad un processo di autolimitazione numerica che la riporta su un livello di nuova stabilizzazione. Questa nuova stabilizazione non rimedia ai danni creati, l’ambiente diventa quasi monospecifico, la biodiversità appare distrutta in modo irreversibile. E’ cioè TROPPO TARDI.
Il CONTROLLO fino alla COMPLETA ERADICAZIONE della specie alloctona, per un ottimale risultato dovrebbe intervenire alla fase 2 e NON OLTRE LA FASE 3. In genere invece si interviene fra la 3 e la 4, molto più visibili, quando cioè risulta molto difficile ottenere risultati apprezzabili.
SI RACCOMANDA VIVAMENTE DI NON EFFETTUARE NEMMENO LA FASE 1 0 MAI LIBERARE I PROPRI PET IN NATURA!!
A seguire alcune foto di Uccelli alloctoni presenti in Italia. I primi 2 (Parrocchetto dal collare e Pappagallo Monaco) hanno caratteristiche invasive, gli altri due (Bengalino moscato e Usignolo del Giappone) appaiono in maggiore equilibrio ambientale. Tutte si sono insediate in Italia a seguito di rilasci di detentori o importatori ormai molti anni fa.

