UN ANFIBIO FOSSILE FAMOSO: IL DIPLOCAULUS

Periodo: Carbonifero Superiore ca. 300 Milioni di anni fa

Postato sull’omonimo Gruppo Fb in data 30 Marzo 2020

Fra la genia di forme anfibie che il Carbonifero ed il Permiano ci hanno regalato, il Diplocaulus è uno dei più famosi per la stranissima forma della testa a losanga o boomerang di cui era dotato. Il, meglio dire i perché al Genere sono state ascritte svariate specie come vedremo, appartiene alla Sottoclasse dei Lepospondili che a sua volta è stato ascritto al Clade (non ben identificato ancora come Classe) dei Reptilomorphia, vale dire Terapodi anfibi che fanno parte della linea evolutiva che ha portato ai Rettili, che già nel tardo Carbonifero avevano iniziato a muovere i primi passi.

LEPOSPONDILI: questo raggruppamento comprende forme tendenzialmente acquatiche vissute tra il basso Carbonifero ed il basso Permiano. I Lepospondili hanno tipologie variate nella forma del corpo, da specie simili a Salamandre a specie simili a Serpenti. Alcune specie sono terrestri, altre semi acquatiche altre completamente acquatiche. Nessuna era di grandi dimensioni (solo il genere Diplocaulus raggiungeva il metro di lunghezza, la maggior parte era ben più piccola). Alcuni generi erano come l’ Hyloplesion, di aspetto e taglia simile ad una odierna Salamandra, è difficile stabilire se fosse terrestre o semiacquatico o acquatico anche se la morfologia della dentatura farebbe propendere per una vita prevalentemente acquatica. Brachydectes era simile ad una moderna Anfiuma, col corpo molto allungato e arti ridotti. Era ovviamente completamente acquatico. Oestocephalus invece aveva aspetto serpentiforme, privo di arti, al pari delle moderne Cecilie. Era probabilmente acquatico.

IL GENERE DIPLOCAULUS: fra i Lepospondili (Ordine Nectridi) il Diplocaulus fu l’esponente di maggiori dimensioni raggiungendo la lunghezza anche di 1 metro. Comparve nel Tardo Carbonifero, circa 300 milioni di anni fa e vide la sua piena affermazione e differenziazione in un certo numero di specie nel Permiano. Era caratterizzato, come detto, da una testa a losanga o boomerang, dovuta alla presenza, a guisa di corni laterali, di una coppia di protrusioni per, pare, allargamento delle due ossa craniche tabulari. Si è a lungo dibattuto sulla funzione delle corna della testa, in quanto i reperti rinvenuti sono ovviamente solo scheletri fossilizzati. Innanzitutto tutti i paleontologi concordano nel dire che il Diplocaulus avesse uno stile di vita prettamente o prevalentemente acquatico. La lunghezza della coda, la cortezza ed apparente debolezza degli arti e la lunghezza delle coste, che fa presupporre un corpo appiattito in senso dorso-ventrale, sono indizi rivelatori di come il Diplocaulus avesse uno stile di vita assai simile a quello di molte specie di attuali Urodeli acquatici, come gli appartenenti alla Famiglia dei Criptobranchidi, che comprende specie eminentemente acquatiche, alcune anche gigantesche, come la Salamandra gigante del Giappone (Andrias japonicus). Su ciò che invece l’opinione degli studiosi diverge è appunto la funzione di una simile stranissima testa. Le prime ipotesi formulate ipotizzavano una funzione protettiva nei confronti di branchie esterne retrostanti, cioè ai due lati del collo, mantenute anche in età adulta, condizione detta Neotenica presente anche in alcune specie di Salamandroidei come l’Axolotl (Ambystoma mexicanus). Un’altra è che la testa fosse usata come pala per smuovere la melma del fondo alla ricerca di lombrichi ed altri invertebrati di cui il Diplocaulus si nutriva. Ma l’Ipotesi forse più suggestiva fu formulata dal paleontologo sudafricano Arthur Cruicksand e dal fluido-dinamista B.W.Skews pubblicata in un lavoro del 1980. A seguito di una serie di esperimenti utilizzando un modello di testa e parte del corpo di Diplocaulus in una galleria del vento, i due giunsero alla conclusione che il Diplocaulus faceva caccia di appostamento sul fondo del torrente o del fiume, semi-infossato nella fanghiglia e facendo sporgere i due occhi posti sul dorso della testa. Al comparire della preda il D. scattava e la raggiungeva rapidamente proprio aiutato dalla foggia cranica, che fungeva da aliscafo quando posta parallela alla colonna d’acqua che si stava risalendo, aumentando la idrodinamicità. Le corna erano insomma una sorta di ascensore acquatico che permettevano all’animale scatti ferini dal basso verso l’alto e quindi di raggiungere anche prede veloci come pesci. Inoltre probabilmente la testa era anche una difesa che aveva l’animale contro i predatori per cui rappresentava un ostacolo all’ingoiamento. I suoi predatori erano sicuramente l’Eryops (Anfibnio Temnospondilo del Permiano) ed anche il Dimetrodon (Rettile Sinapside Pelicosauro del Permiano), si sono trovate prove in tal senso.

ASPETTO: ma che aspetto aveva il Diplocaulus? Anche qui ci sono duie scuole di pensiero. Chi vuole le corna libere, chi invece pensa che le stesse fossero unite al resto del corpo da lembi di pelle posteriori che facessero conferire all’animale un aspetto simile alla razza odierna. Questa seconda ipotesi pare essere suffragata da uno scheletro esposto al Museo di Scienze Naturale dell’Università del Michigan, in cui impronte di pelle parrebbero essere presenti ad unire le estremità delle corna laterali al resto del corpo.

TASSONOMIA: oggi al Genere Diplocaulus sono ascritte 5 specie certe (D. salamandroides, D.magnircornis, D. brevirostris, D. recurvatus, D. minimus) più un certo numero di altre specie dubbie, nel senso che si ipotizza che si basano sulla classificazione di esemplari giovani di altre specie. Un genere assai simile ma di più ridotte dimensioni è Diploceraspis, i cui rappresentanti hanno corna molto allungate.

RINVENIMENTI: resti delle varie specie di Diplocaulus sono stati rinvenuti in Nord America e Marocco.

SCHERZI: la popolarità del Diplocaulus e il web hanno causato alcuni scherzi in cui statue e modellini sono stati fotografati o filmati in habitat naturale ipotizzando la sopravvivenza della creatura fino ai nostri giorni. Nel 2004 alcune fotografe pubblicate su internet mostravano un Diplocaulus, apparentemente vivo e vegeto posto in una ciotola con acqua. l’esemplare si diceva fosse rinvenuto a Malta. Ben presto si scopri che l’autore della fotografia era un fotografo giapponese appassionato di modellismo che aveva scattato la foto per un concorso di fotografia, non avendo idea che ciò sarebbe in seguito usato per simili scopi.

BIBLIOGRAFIA

  1. Case, E.C. (September 1946). “A Census of the Determinable Genera of the Stegocephalia”. Transactions of the American Philosophical Society. 35 (4): 323–420. doi:10.2307/1005567.

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