LA PRIMA “RANA”: Triadobatrachus

Periodo: Triassico Inferiore ca 250 Milioni di anni fa

di Andrea Miraval

Gli Anfibi sono la prima Classe di Vertebrati terrestri apparsi sulla Terra. Il primo Tetrapode, cioè vertebrato a 4 zampe, comparso sulla terraferma e che lasciò anche impronte sulla stessa, fu Icthyostega. Fossile famoso del Tardo Devoniano e scoperto in Groenlandia, aveva pinne (da Sarcopterigio) trasformate in arti, presentanti il medesimo schema di tutti i vertebrati e due cinti (scapolare e pelvico) in grado di permettere la deambulazione sulla terraferma. Li chiamiamo Anfibi, dicevo, ma probabilmente questa definizione è impropria. Deponevano certo le uova in acqua e da esse nascevano larve dotate di branchie che talvolta si conservavano anche in fase adulta (Neotenia), mostravano conseguentemente la caratteristica più importante che definisce la parola Anfibio, cioè Doppia Vita, riferita alla tipologia di respirazione, con le branchie da larva (girino negli Anuri) e i polmoni (con forte ausilio della cute) da adulti (respirazione pulmo-cutanea). Eppure, tante erano le caratteristiche che allontanano quei Tetrapodi primitivi, ma anche i loro discendenti del Carbonifero, i Temnospondili, i Lepospondili e gli Embolomeri, dagli Anfibi attuali definiti Lissamphibia.  Vediamo succintamente quali erano le principali:

  1. Presenza soprattutto nei Temonspondyla di placche dermiche che, originatisi come squame piccole ed arrotondate nei giovani esemplari (di chiara derivazione dai Sarcopterigi) si accrescono con lo sviluppo trasformandosi in grande piastre ventrali, presenti i qualche specie anche sulla schiena. E’ noto a tutti che gli Anfibi moderni non presentano alcun rivestimento dermico e la pelle è nuda.
  2. Grandi dimensioni anche oltre i 3 metri in qualche caso. Mediamente gli Anfibi moderni sono tutti di dimensioni piccole (con le dovute e sempre presenti eccezioni alla regola), dell’ordine di qualche centimetro.
  3. Presenza di Costole evidenti nei Temnospondyla e anche Embolomeri (meno nei Lepospondyla) a formare una gabbia toracica aperta, cioè non chiusa anteriormente con uno sterno. Le costole negli anfibi moderni sono piccole e talvolta ridotte a processi trasversi delle vertebre, quando presenti limitate alla sola zona toracica, corte diritte o solo leggermente incurvate.

I Lissamphybia cioè gli anfibi moderni paiono presentare un origine polifiletica, cioè ogni Ordine (Apoda, Caudata e Anura) potrebbe avere seguito un percorso evolutivo indipendente dagli altri. I collegamenti con i Gruppi del Paleozoico non hanno però ancora dato risposte certe concordi, così che i vari Paleontologi seguono linee di pensiero senza ancora avere trovato un accordo. 

Comunque siano andate le cose, per trovare qualche fossile anche lontanamente riconducibile agli attuali Anfibi, bisogna arrivare fino al Triassico Inferiore, circa 250 milioni di anni, inizio Era Mesozoica. Il Triadobatrachus massinoti fu scoperto nel Madagascar settentrionale negli anni 30 da un certo Adrien Massinot e descritto 6 anni dopo dal paleontologo francese Jean Piveteau che dedicò la specie allo scopritore. Il fossile, l’unico mai scoperto per questa specie,  risultava articolato (cioè con le ossa al loro posto) mancando però la porzione anteriore del cranio e le estremità degli arti. Inoltre conservava una piccolissima coda, del tutto assente nelle specie attualmente viventi. Vi è un’eccezione ma è apparente, ed è relativa a ranocchiette americane appartenenti al Genere Ascaphus (Sottordine Archeobatrachia) in cui i maschi (e solo loro) hanno una piccola “coda”, che in realtà è un’estensione della cloaca con finalità riproduttive, quindi solo apparente.

La lunghezza del fossile trovato indicava una lunghezza complessiva di 10 cm. Un’altra particolarità anatomica, che non si riscontra nelle rane moderne, è il numero di vertebre, 14, di cui 6 a costituire la piccola coda, quando al massimo oggi se ne contano 9. Peraltro, si osserva già un processo di riduzione nel numero rispetto agli antenati del Permiano.  Le zampe posteriori risultano allungate, anche se meno delle zampe delle rane moderne. Il cranio presenta molte affinità con le rane moderne in quanto composto da una stretta copertura derivante dalla fusione delle ossa frontali e parietali, con grandi orbite per gli occhi. La mandibola inferiore non porta denti. Il fossile è stato trovato in depositi marini anche se associato a un gran numero di piante terrestri. Indicando che aveva abitudini terricole, probabilmente di zona costiera, e che cacciasse a terra piccoli invertebrati, come tante specie di Anuri moderni.

Non si sa se all’epoca del Triadobatrachus esistessero rane salterine ma sicuramente nel Giurassico erano presenti. Nel 1981 in Arizona fu scoperto il Prosalirus bitis del Giurassico Inferiore (quindi più recente di circa 50 milioni di anni). Era ancora dotato di piccola coda, sebbene con le vertebre fuse in un unico urostilo, ma una struttura pelvica e le ossa allungate delle zampe e caviglie indicano che fossero in grado di saltare al pari delle rane moderne.

L’UNICO FOSSILE (INCOMPLETO)








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