
Postato nel Gruppo Fb in data 08 Gennaio 2022
Periodo: Carbonifero Superiore
di Andrea Miraval
Distinguere un Rettile da un Anfibio non è cosa agevole, perfino considerando gli esemplari in vita. Certo un “Batraco” alias Rospi, Rane e Raganelle … ha peculiarità anatomiche tali da essere impossibile confonderlo con altri animali. Ma si prenda l’Ordine dei Caudata o Urodeli. Il loro superficiale piano anatomico è assai simile a quello di una Lucertola, ed infatti dai profani sono spesso confusi e chiamati anche volgarmente Lucertole d’acqua (i Tritoni). Ma due Mondi si guardano. A parte lo scheletro che negli Anfibi è privo della cosiddetta “gabbia toracica” chiusa anteriormente dallo sterno a protezione dei polmoni ma soprattutto stantuffo a pressione per una migliore ventilazione degli stessi (gli anfibi, infatti, l’aria la “ingoiano” mediante movimenti a stantuffo della gola), gli Anfibi è noto hanno la pelle “nuda” cioè priva di fanere, quali piume o squame, (pelle che è anche importantissimo ausilio nei processi respiratori, in quanto fittamente vascolarizzata – si consideri che i Pletodonti, Caudata soprattutto diffusi in Nordamerica ma anche presenti in Italia con i cosiddetti Geotritoni, non hanno polmoni e respirano sono attraverso la pelle), assenza di unghie, polmoni meno parenchimatosi che nei Rettili… insomma un minore adattamento ad una vita compiutamente terrestre. Tutte queste caratteristiche peraltro sono più sfumate soprattutto nelle forme fossili, del Passato. Si consideri ad esempio che i Temnospondili di Carbonifero e Permiano erano ricoperti di scudi e squame, avevano le unghie e, forme più evolute appartenenti al Clade dei Reptilomorpha presentavano un insieme di caratteristiche adattative ad una vita compiutamente terrestre, al punto che a lungo il Seymouria è stato considerato il primo Rettile.
In realtà la principale caratteristica che contraddistingue Rettili e Anfibi è la loro modalità riproduttiva e soprattutto il tipo di uova che producono. Negli Anfibi le uova, dette mesolecitiche, non hanno il tuorlo e possono sopravvivere senza dissecarsi o in acqua o in habitat estremamente umidi e ombreggiati. Nei Rettili, e questa è la loro grande conquista, le uova, dette telolecitiche, sono Cledoiche, hanno cioè, insieme ad altri annessi embrionali, un guscio poroso atto a proteggere l’embrione dal disseccamento, pur permettendo di mantenere scambi gassosi con l’esterno. I Rettili sono cioè in grado di riprodursi in qualsiasi habitat, totalmente distaccati dal mezzo acquatico. Ma, capiamo, questa caratteristica, tipologia di uovo, difficilmente fossilizza, mai negli Anfibi e difficilmente nei Rettili, insieme alla presenza di larve dotate di branchie che è caratteristica dei soli Anfibi. Ecco perché le forme fossili di Rettili primitivi sono difficilmente distinguibili dagli Anfibi e le revisioni sistematiche molto frequenti.
Si ha una sola certezza: i Rettili comparvero nel Tardo Carbonifero e da queste primitive forme fossili irradiarono infinite forme e gruppi alla fine del Carbonifero e ancor di più nel Permiano e Triassico.
L’Hylonomus, scoperto nel XIX dal William Dawson in giacimenti della Nuova Scozia (Canada), e che dedicò il nome al grande Geologo Charles Lyell, presentava caratteristiche tali da permettere una probabile sua Classificazione nelle Classe Reptilia. Un cranio che per quanto Anapsida presentava alcune specializzazioni articolari atte a migliorare l’efficienza del morso, una colonna vertebrale flessibile e molto robusta, robuste unghie atte ad arrampicarsi. L’Hynolomus era un piccolo animale lungo fino a 20 cm e somigliava nell’insieme ad una lucertola, pur presentando peraltro una serie di caratteristiche anatomiche primitive che non si ritrovano nelle lucertole attuali, tra cui l’assenza di un forame parietale cranico (cranio come detto Anapside, cioè privo di Apsidi, aperture). Il collo era quasi inesistente, la bocca presentava una serie di denti piccoli ed appuntiti, atti e rivelare una dieta insettivora.
Poichè i resti di Ilonomo sono stati trovati all’interno di tronchi fossili di Sigilaria, si è potuto capire che questi animali hanno trovato la morte nelle cavità di quegli alberi preistorici. Le sigilarie erano piante di enormi dimensioni che formavano le foreste del carbonifero e vivevano nelle zone paludose. Durante le periodiche alluvioni, le parti inferiori del tronco rimanendo a lungo sommerse e marcivano, formando squarci e fessure. Queste cavità si riempivano di detriti e attiravano insetti e invertebrati e quindi l’Hhylonomus loro predatore. Un’altra ipotesi vuole che l’Hylonomus si fosse rifugiato, trovandovi la morte, per sfuggire ai giganteschi incendi che nel Carbonifero flagellavano le enormi foreste rigogliose, a causa dell’alto tenore di Ossigeno presente nell’atmosfera. All’interno di queste piante si presume che Hylonomus vi deponesse le uova, finalmente in grado di sopravvivere in ambiente aereo.
Insomma una apparente insignificante “lucertola” ma in grado di generare la più ampia variegata stirpe di Vertebrati terresti che il Pianeta abbia mai conosciuto: i Rettili.


