Postato nell’omonimo Gruppo Fb in data 14 Aprile 2021
di Andrea Miraval

Una minuscola cronaca di un altrettanto minuscolo ghiozzetto endemico italiano di fiume. Si tratta del cosiddetto Ghiozzo dell’Arno o Ghiozzo di ruscello o Ghiozzo etrusco (Padogobius nigricans). Molto grazioso nelle forme ed aspetto, appartiene alla famiglia dei Gobiidae che contiene proprio quei pesciolini marini o dulcacquicoli noti comunemente col termine di ghiozzi. Pesci bentonici e dalla livrea molto mimetica, utile a loro sia per difesa che per attacco (operano una caccia d’attesa, fidando sulla loro invisibilità per non farsi scorgere dalle prede (in genere gamberetti e invertebrati in genere). Le loro pinne ventrali sono fuse insieme a formare un disco di adesione al substrato, che permette loro di ancorarsi allo stesso anche in presenza di forti correnti.
Il Ghiozzo etrusco o dell’Arno è una specie reofila, è cioè diffusa nei fiumiciattoli e torrenti a corrente non elevata. Vive in tratti di non grande profondità. come tutti i ghiozzi sta mediamente fermo in attesa che qualche preda gli passi davanti (larve di tricotteri, efemerotteri, crostacei quali gammaridi, chironomidi…). Gli avannotti mangiano prede più piccole come dafnie, copepodi e rotiferi. La specie è definita Vulnerabile dalla IUCN perchè ha una distribuzione frastagliata e discontinua nei fiumi e torrenti dell’Italia centrale. Appare infatti scomparsa da molte aree umide un tempo da lei occupate. Tanti sono i motivi, non ultimo la sensibilità agli agenti inquinanti verso i quali questa specie pare particolarmente fragile, all’abbassamento dei livelli delle acque e conseguente aumento della temperatura. Inoltre l’introduzione di Salmonidae (Trote) per fini di pesca sportiva, i cui avannotti spesso vengono sversati in numero e concentrazione eccessive per la potenza trofica del corso d’acqua, con la conseguenza che una volta divenuti adulti predano in modo eccessivo, compresi i piccoli ghiozzetti (lunghi fino a 8 cm).
Ma la causa principale è stata l’introduzione di un altro Ghiozzo molto simile, il Ghiozzo padano (Padogobius bonelli). Il ghiozzo padano, il nome stesso lo dice, proviene dall’Italia settentrionale ma non è specie endemica italiana essendo diffuso anche in Svizzera Ticinese e, una popolazione isolata, Croazia. E’ molto simile al Ghiozzo etrusco tranne per qualche piccolo dettaglio anatomico, ma ha caratteristiche adattative differenti, risultando più tollerante rispetto agli agenti inquinanti ed alla qualità dell’acqua rispetto al suo congenere.
Il Padogobius bonelli lo possiamo definire come “alloctono a casa sua“. Cioè è stata fatta un’improvvida operazione di Transfaunazione. Termine difficile e che definisce lo spostamento di specie aliene (o alloctone) nell’ambito della stessa Nazione da un distretto biogeografico a un altro. Questa operazione che ha fini legati alla pesca sportiva è stata applicata a molte specie dell’ittiofauna italiana spostando ad esempio specie dal distretto padano-veneto a quello tosco-laziale, che, isolati fra loro da milioni di anni, presentano ittiofaune che in parte si sono differenziate. Dove è arrivato il ghiozzo “leghista”, l’etrusco è scomparso. E’ accaduto ad esempio nei bacini del fiume Mignone e Amaseno. in generale la contrazione numerica del ghiozzo etrusco è stata calcolata pari a un 30% delle popolazioni.
Come azioni per la sua salvaguardia la IUCN comunica che in Toscana è in corso uno studio per comprendere i meccanismi competitivi di bonelli verso nigricans, col fine poi di potere meglio intervenire.
Articolo originale basato su IUCN e il sito Ittiofauna.

